URMILA, UN MODELLO DI EMANCIPAZIONE FEMMINILE

URMILA, UN MODELLO DI EMANCIPAZIONE FEMMINILE

In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne vogliamo proporvi la storia di Urmila, una storia di forza e di auto-determinazione, un grande esempio di emancipazione femminile, che viene da una baraccopoli di Jaipur dove lavora con i bimbi disabili del nostro programma Navchetan.

Abbiamo conosciuto Urmila nel 2019. Si è presentata alle selezioni per il posto vacante di Riabilitatore su Base Comunitaria presso il nostro programma Navchetan , a Jaipur, in India.

UNA FAMIGLIA TROPPO TRADIZIONALE

Urmila aveva due bimbi di 3 e 5 anni e viveva con loro nello slum di Jawahar Nagar, vicino alla famiglia del marito. La famiglia del marito è molto tradizionale e non voleva assolutamente che Urmila uscisse dallo slum, men che meno che andasse a lavorare… “che mamma degenere, e poi chi ci pensa ai figli?”, queste erano le frasi che le rivolgevano quando provava ad accennare a questi argomenti.

IL CORAGGIO DI UNA SCELTA

Un giorno di giugno 2019 ha preso coraggio ed è andata di nascosto a fare il colloquio, il nostro staff la ha incontrata e lei ha confessato in tutta onestà di non aver mai lavorato e di non aver mai avuto a che fare con persone con disabilità. Per questo motivo sono state selezionate altre persone, che però hanno poi dimostrato di avere molti pregiudizi nei confronti delle persone con disabilità, considerandole di una “casta” inferiore (in India, soprattutto negli slum, sono ancora molto diffuse, purtroppo, le divisioni in caste). A settembre 2019 Urmila ha ricevuto una chiamata da Lavina, la nostra coordinatrice, che le proponeva di andare a fare una prova. Urmila era al settimo cielo, ma anche molto preoccupata per due motivi: aveva paura di non essere in grado di relazionarsi bene con le persone con disabilità e la preoccupazione più grande era sicuramente quella che la famiglia di suo marito la scoprisse … in fondo doveva proprio andare a lavorare con le famiglie del suo slum, è vero che è uno slum immenso ma le voci girano e prima o poi lo avrebbero scoperto …

L’INIZIO DI UNA NUOVA AVVENTURA

Ha inizio così l’avventura di Urmila con Navchetan, un po’ titubante e un po’ preoccupata ma anche molto entusiasta per questa nuova sfida. Ha iniziato ad andare in giro con il nostro staff a incontrare le famiglie dei bimbi con disabilità dello slum e immediatamente hanno notato quanto fosse disponibile e amorevole con tutti, senza alcun pregiudizio. E’ stata subito assunta ed è stata affiancata per i primi mesi, per formarla sulla disabilità e soprattutto per mostrarle come supportare le famiglie nel vedere riconosciuti i loro diritti, anche accompagnandole direttamente nei vari uffici e ospedali della città.

La prima volta che è stata negli ospedali o al grande centro di Mahaveer era terrorizzata all’idea che avrebbe poi dovuto essere lei a portare le famiglie in quei posti così caotici, ma poi col passare del tempo ha preso confidenza ed è diventata lei la referente per le famiglie del territorio, pian piano si rivolgevano tutti a lei per tutto quello che riguardava la disabilità e lei sentiva di essere riconosciuta nel suo lavoro, di avere un valore.

I PROBLEMI CON IL MARITO E LA FAMIGLIA

Come aveva temuto fin dall’inizio, la famiglia del marito non ci ha messo molto a scoprire del suo nuovo lavoro. Il marito si è arrabbiato moltissimo e hanno avuto delle liti furiose, i parenti non potevano sopportare l’onta di una “madre lavoratrice”. Ma Urmila ormai, dopo aver iniziato a lavorare per vedere riconosciuti i diritti dei bimbi con disabilità, aveva capito di avere anche lei dei diritti, e ha scoperto di voler combattere anche per sé stessa e per i suoi diritti.

Ha quindi continuato a lavorare per Navchetan nonostante quello che dicevano i parenti e le liti col marito, hanno avuto parecchi momenti di tensione a casa e il loro matrimonio sembrava davvero a rischio. Urmila però ha sempre tenuto duro ed è arrivata a dire al marito che se la metteva in condizioni di scegliere tra lui e il suo lavoro lei avrebbe scelto il lavoro, ormai si sentiva più in famiglia quando lavorava con Navchetan che con i suoi parenti.

IL RISCATTO DI URMILA

Col passare del tempo, Urmila ha iniziato a guadagnare i soldi e con quei soldi ha potuto permettersi di mandare i figli a scuola e garantire loro una buona educazione, e mentre loro erano a scuola aveva inoltre la possibilità di lavorare senza sentirsi troppo in colpa per la sua assenza. Grazie al suo stipendio è riuscita inoltre a terminare gli studi e a conseguire il diploma. Per conto di Navchetan coordina anche gli incontri delle famiglie ed è diventata la leader di alcuni di questi gruppi, quindi ora quando va in giro nello slum è molto conosciuta e rispettata.

Vedendo quanto è riconosciuta nello slum, anche la sua famiglia ha finito col rispettarla e con l’ammettere che ha fatto la scelta giusta e che anche lei può essere una risorsa preziosa non solo per la sua famiglia ma per tutta la comunità.

Una storia potente di testimonianza da parte di Urmila per tutte le donne nel mondo che stanno combattendo per i propri diritti!

SVILUPPO INCLUSIVO SU BASE COMUNITARIA (SIBC)

SVILUPPO INCLUSIVO SU BASE COMUNITARIA (SIBC)

Lo Sviluppo Inclusivo su Base Comunitaria (SIBC) è una strategia di sviluppo che mira ad assicurare alle persone con disabilità il rispetto e l’inclusione nelle loro comunità su basi eque in tutte le aree della vita. E’ centrato sulle persone, guidato dalle comunità e basato sui diritti umani.

Lo SIBC è un contributo essenziale alla vision di NHI e un approccio chiave per realizzare la Convenzione dei Diritti delle Persone con Disabilità senza lasciare nessuno indietro anche nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili. Lo SIBC è la naturale evoluzione della Riabilitazione su Base Comunitaria (RBC) avviata dall’OMS a seguito della Dichiarazione di Alma-Ata nel 1978 nel tentativo di: migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie; soddisfare i loro bisogni di base; assicurarne l’inclusione e la partecipazione.

In tutti i nostri progetti nel settore della disabilità applichiamo questo approccio e tutti i nostri programmi di RBC si stanno ora integrando come programmi di SIBC.

COSA FA LO SVILUPPO INCLUSIVO SU BASE COMUNITARIA?

Sebbene inizialmente fosse una strategia per aumentare l’accesso ai servizi di riabilitazione in contesti con risorse limitate (come ex-RBC), lo SIBC è ora un approccio multisettoriale che lavora per migliorare la parità di opportunità e l’inclusione sociale delle persone con disabilità, combattendo nel contempo il ciclo perpetuo di povertà e disabilità, lavorando con e attraverso i gruppi locali e le istituzioni.

Lo SIBC viene implementato attraverso gli sforzi combinati delle persone con disabilità, delle loro famiglie e comunità e dei servizi sanitari, educativi, professionali, sociali e di altro tipo governativi e non governativi (definizione OMS).

Questo approccio è orientato alle sfide sperimentate dalle persone con disabilità, le loro famiglie e comunità in modi pratici. Ad esempio offre l’opportunità di entrare a far parte dei gruppi di auto-mutuo-aiuto o di attività di sussistenza. Nell’attuale contesto e orientamento per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per l’Agenda 2030, lo SIBC è sempre più rilevante.

Come per la precedente RBC, anche i programmi di SIBC possono includere attività di salute, educazione, sussistenza, sociali o di empowerment, lavorando strettamente con i partner locali, i governi locali e le associazioni per portare cambiamento. Lo SIBC promuove in particolare la partecipazione e la voce delle persone con disabilità nei processi decisionali a livello locale. Nelle aree ad alto rischio lo SIBC include attività che orientano le comunità alla preparazione e resilienza per i momenti in cui accadono disastri.

IL NOSTRO STAFF                                                  

In questo tipo di approccio grande merito va dato al nostro partner, la Fondazione don Carlo Gnocchi, che ha un’esperienza pluriennale in questo campo in diversi paesi. Ci stanno supportando nel campo della disabilità in Myanmar e stanno formando tutto il nostro staff anche su questo tipo di approccio aiutandoci a trasformare tutti i nostri progetti sulla base di questi principi. Una collaborazione davvero preziosa!

Anche in India stiamo seguendo gli stessi principi e stiamo formando il nostro staff su questo tipo di approccio.

Crediamo fermamente che per costruire forti comunità serva focalizzarsi su un equo accesso a servizi di qualità e sulla partecipazione civica mirata a supportare le persone con disabilità, le loro famiglie e organizzazioni, per partecipare a pieno alla vita sociale, economica e politica delle loro comunità.

Quindi per noi lo SIBC è un contributo essenziale alla nostra Vision per una reale Nuova Umanità nella quale le persone con disabilità vedano riconosciuti i loro diritti e raggiungano il loro pieno potenziale.

CENTRI ANGANWADI, UN SUPPORTO DI COMUNITÀ

CENTRI ANGANWADI, UN SUPPORTO DI COMUNITÀ

Sunita AnganwadiGrazie alla collaborazione con i centri Anganwadi, nelle baraccopoli, possiamo garantire un futuro migliore per i bimbi con disabilità supportati dal nostro programma Navchetan, a Jaipur, in India.

I centri Anganwadi in India sono nati nel 1975 con l’intento di contrastare la malnutrizione e la mortalità infantile. Anganwadi significa letteralmente “rifugio di cortile”, e si tratta di veri e propri centri (spesso una sola stanzetta) in cui le future mamme e le neomamme possono trovare rifugio e aiuto. Inizialmente nati nei contesti rurali, ora sono diffusi anche nei contesti urbani sovraffollati, come le baraccopoli. Il piano governativo ne prevede uno ogni 1000 abitanti.

Il nostro centro Navchetan collabora con i centri Anganwadi presenti nelle baraccopoli dove lavora e il servizio che svolgono è sorprendente.Bambini Anganwadi

Abbiamo visitato a luglio un centro Anganwadi nello slum di Jawahar Nagar, da dove provengono quasi tutti i bambini del nostro programma. In questo centro ci sono 4 operatori: una maestra, due aiutanti e una tata per i bimbi piccoli. Oltre a loro è collegato al centro anche un “ASHA worker” (Accredited Social Health Activist), ovvero un operatore sanitario di comunità che si occupa di educazione sanitaria, tramite vaccinazioni e prevenzione.

Mamme AnganwadiLe 4 operatrici del centro organizzano un piccolo asilo tutte le mattine per le mamme lavoratrici dello slum, fino alle ore 14. In tutto 30 bambini frequentano il centro, di cui 22 sopra i tre anni e 8 più piccoli.

Presso il centro si sviluppa anche un programma per le donne in gravidanza che supporta la nutrizione nel periodo della gestazione e fino a 15 giorni dopo il parto sia per il neonato che per la mamma. In questo programma si incontrano le mamme giornalmente sia per la distribuzione degli alimenti che per la sensibilizzazione sui temi sanitari e di prevenzione.Opuscolo Anganwadi

Inoltre per prevenire le complicazioni dovute alle condizioni igieniche dei parti in casa il programma governativo prevede un contributo di 1.000 rupie ad ogni mamma che decide di partorire in ospedale.  In aggiunta, in caso di figlia femmina, il governo mette a disposizione della nascitura 15.000 rupie che verranno sbloccate solo al suo 18esimo compleanno, generalmente usate per i matrimoni. In questo modo si vincola l’età del matrimonio e si limitano i matrimoni in età infantile.

Sunita, la maestra responsabile del centro che abbiamo visitato, è una donna instancabile che va tutti i giorni al centro anche fuori orario e che cerca di aiutare in ogni modo possibile gli abitanti dello slum. Per questo motivo ha iniziato la collaborazione con il nostro centro, e orienta alcuni genitori di bimbi con evidenti ritardi nello sviluppo o qualsiasi accenno di disabilità a rivolgersi a noi.

Bimbi AnganwadiPer noi la collaborazione con questo e gli altri centri Anganwadi è preziosissima perché ci permette di avere delle antenne sul territorio in caso di insorgenza di nuovi casi, oltre ad essere un indispensabile intermediario per la nostra campagna di sensibilizzazione del territorio sulla prevenzione e sui diritti delle persone con disabilità.

Grazie a queste collaborazioni possiamo sperare di incidere veramente sulla vita dei bambini che assistiamo e di poter creare per loro un futuro migliore.

Grazie a Sunita per il suo lavoro instancabile e a tutti i centri con cui collaboriamo!

AARTI: AL SERVIZIO DEGLI ULTIMI

AARTI: AL SERVIZIO DEGLI ULTIMI

Aarti lavora con i bambini con disabilità del nostro centro Navchetan, in uno slum di Jaipur, in India. Ha scelto questo lavoro perchè, come dice lei, le permette di “mettersi al servizio degli ultimi tra gli ultimi”. Riportiamo qui la sua intervista in cui ci parla dei miracoli a cui ha assistito in questi anni.

Aarti è una nostra riabilitatrice su base comunitaria che lavora nella baraccopoli di Jawahar Nagar, dove lei stessa vive, al servizio delle famiglie che hanno un bimbo con disabilità. Ha iniziato a lavorare per Navchetan nel 2019 e da allora aiuta oltre 50 famiglie a vedere riconosciuti i loro diritti, registrandosi per ricevere i sussidi statali e gli ausilii, oltre che gestire una classe di educazione speciale con i bambini in età da scuola primaria che frequentano il centro. Era ancora un’adolescente quando ha iniziato a lavorare con noi, aveva solo 19 anni, e ora è una donna determinata che ha anche intrapreso un nuovo percorso di studi, grazie allo stipendio che percepisce, perchè il suo lavoro nel campo della disabilità possa essere sempre più efficace.

Ecco la sua testimonianza.

“Mi chiamo Aarti, ho 23 anni e ho conosciuto Navchetan quando ne avevo solo 19, a giugno del 2019. Me ne ha parlato mia sorella dicendo che offrivano lavoro e quando poi suor Divya mi ha presentato il centro durante il colloquio ho pensato che non fosse solo un’occasione di lavoro, ma un’occasione per servire gli ultimi tra gli ultimi: i bimbi con disabilità.

Prima del mio arrivo erano state selezionate altre due persone che se ne erano andate in breve tempo perché non riuscivano a gestire i bambini e quindi mi sono chiesta come mai, mi è stato risposto che avrei dovuto fare di tutto: pulirli, trasportarli e qualsiasi necessità… e mi hanno quindi chiesto se me la sentivo. Io ho accettato dicendo che ero pronta a tutto.

Mi hanno ispirata fin da subito il lavoro e la dedizione delle suore verso i bambini. Ho assistito in questi anni a dei veri miracoli. Ad esempio Sachin e Naman all’inizio non erano nemmeno in grado di afferrare il cibo, ora mangiano autonomamente e riescono perfino a mangiare col cucchiaio e bere dal bicchiere. Sachin è arrivato perfino a camminare!

Quando visito le famiglie racconto sempre queste cose per stimolare l’interesse dei bimbi e dei genitori a venire al centro, così che possano fare dei veri progressi.

Visito regolarmente tutte le famiglie dei bimbi e quasi tutti sono entusiasti dei risultati che i bambini stanno ottenendo. Supporto le famiglie aiutandole a fare i certificati per ottenere i sussidi statali e ora sono proprio contenta del mio lavoro perchè nello slum ormai mi rispettano tutti.

All’inizio ero un po’ intimorita ma le suore pian piano mi hanno mostrato come fare tutto e nel giro di pochi mesi sono diventata autonoma nel mio lavoro. Adesso quasi tutti i bimbi che vengono al centro hanno tutti i documenti a posto e hanno ottenuto il certificato, alcuni di loro non erano nemmeno mai stati registrati all’anagrafe e quindi era come se non esistessero per il governo, ora invece, grazie al nostro intervento, hanno perfino diritto ad un sussidio statale!

Incontriamo qualche difficoltà nel lavoro soprattutto per via della distanza del centro dallo slum, quindi alcuni genitori si preoccupano a mandare i bambini lontano da casa, anche se la maggior parte comunque vede quanto il centro aiuti i propri figli e decide di mandarli lo stesso.

Le situazioni più complicate le affrontiamo quando in una famiglia ci sono anche uno o entrambi i genitori con qualche disabilità, spesso mentale, e quindi è difficile poter intervenire efficacemente sui bambini.

Sono molto contenta di questo lavoro perché ho potuto essere testimone di tanti miracoli e vedere tanti progressi nei bambini in questi tre anni, prima di lavorare per Navchetan non uscivo mai di casa e non andavo da nessuna parte, avevo paura a uscire dallo slum, ora invece conosco tutta la città e ho la confidenza necessaria per accompagnare le famiglie nei vari uffici e ospedali.

Venendo al centro ho scoperto cosa sia l’educazione speciale e ho quindi deciso di fare domanda alla scuola per educatori speciali, che mi ha appena accettata. Così potrò diventare sempre più brava nel mio lavoro ed aiutare sempre di più i bambini con disabilità.”

Non possiamo che ringraziare Aarti e ritenerci fortunati di essere riusciti a scovare una risorsa così preziosa nello slum, una persona pronta a mettersi al servizio degli ultimi.

SACHIN CAMMINA DA SOLO!

SACHIN CAMMINA DA SOLO!

Sachin vive nella baraccopoli di Jawahar Nagar e quando lo abbiamo trovato nel 2019 non riusciva nemmeno a stare seduto da solo o ad afferrare gli oggetti, grazie al nostro programma Navchetan ora riesce a camminare da solo e ha un sacco di nuovi amici!

Sachin è il primo figlio di Kishan e Suguna ed è nato il 22.05.2014. Vivono nella baraccopoli di Jawahar Nagar. La nascita di Sachin si è svolta normalmente in ospedale, ma la mamma aveva avuto un aborto in precedenza e per Sachin lei non aveva avuto contrazioni perciò le è stata fatta un’iniezione per provocarle le contrazioni e consentire il naturale svolgimento del parto. Purtroppo quando Sachin è nato, per circa due ore dal parto non ha pianto. Per questo motivo è stato trasferito all’ospedale pediatrico per tre giorni. Dopo di che è stato allattato al seno per tre anni. All’età di 2 anni i genitori si sono resi conto che il bambino non stava raggiungendo le tappe naturali dello sviluppo. Così lo hanno portato da alcune veggenti per fare delle pratiche magiche, senza successo. In seguito lo portarono in ospedale e iniziarono alcune trattamenti. Dopo sei mesi senza miglioramenti, rinunciarono. I genitori erano convinti che qualcuno avesse fatto una stregoneria al bambino, e che solo per questo avesse alcuni problemi.  

Sachin è stato trovato nel 2019 durante una visita del nostro staff di Navchetan vicino a casa sua. A quel tempo Sachin non era nemmeno in grado di sedersi in equilibrio, reggersi in piedi da solo o afferrare oggetti con le mani, non riusciva nemmeno a mangiare o a bere in autonomia. 

Gli fu diagnosticata una paralisi cerebrale infantile di tipo spastico. Spesso cadeva e si feriva alla testa. Pian piano imparò a gattonare. Veniva sottoposto regolarmente a fisioterapia con l’obiettivo di raggiungere l’equilibro. I suoi genitori non prendevano molto sul serio gli esercizi a casa e anche lui era fin troppo distratto e poco interessato a fare la fisioterapia. Nonostante ciò veniva regolarmente al centro. L’anno scorso ha provato a camminare ma cadeva molto spesso, per questo gli abbiamo dato un elmetto da indossare in modo che non si facesse male alla testa. Durante il primo anno, sua madre doveva accompagnarlo tutte le volte al centro. Ora è in grado di camminare tenendo la mano ad un’altra persona e facendo anche qualche passo da solo. Prima non riusciva nemmeno a mangiare o a bere da solo. Dopo tre anni di continui sforzi e nuove strategie della nostra fisioterapista, quest’anno ha iniziato a tenersi in equilibrio da solo. Gli è stato anche fornito un deambulatore da usare a casa e un altro da utilizzare al centro.

Gli è stata prestata molta attenzione ed è stato incoraggiato molto affinché camminasse da solo. Inoltre lo portavano dal neurologo, il quale gli dava degli integratori per dargli energia, rilassare i muscoli e migliorare in generale la salute. Dopo molta fisioterapia e supporto morale ha iniziato finalmente a tenersi in equilibrio da solo e a camminare davanti al suo fisioterapista.  

È stata una giornata di grande gioia per lui e per tutti noi. Lui voleva che il fisioterapista andasse a casa e facesse vedere che lui riusciva a camminare. Ma il problema era che suo padre andava a lavoro e tornava a casa solo per la notte. Nonostante questo, noi lo abbiamo accompagnato a casa e lui ha fatto vedere a sua madre e sua zia che era in grado di camminare, erano così felici! Siccome a casa lui non voleva sempre usare il deambulatore, durante le vacanze è caduto ancora e si è un po’ scoraggiato. Adesso però, una volta ancora, ha iniziato a fare nuovi progressi e a provare a camminare. 

Attualmente Sachin è un eroe che è in grado di mangiare e bere autonomamente, vestirsi e svestirsi, pettinarsi e truccarsi, lavarsi e pulire, aprire le arachidi, sbucciare le cipolle, cucinare le patate, scrivere e leggere lettere e parole. Sa contare fino a 50. L’addizione è più facile per lui rispetto alle sottrazioni. Può comunicare ma ha ancora qualche difficoltà a gestire la lingua, quindi non è sempre molto chiaro. 

È un ragazzo allegro, ama andare al parco a giocare all’aria aperta, avere degli amici, cantare canzoni, ama ballare. È molto esigente con il cibo e ama i fast food. Ora è in grado di camminare, seppur lentamente, se sa che qualcuno è dietro di lui, perché i muscoli che contrastano la gravità sono ancora poco sviluppati e i muscoli del polpaccio sono spastici quindi fa fatica a mantenere l’equilibrio a lungo. 

Questo è il nostro Sachin. Ama il suo nome per il grande giocatore di cricket-Sachin Tendulker, e anche lui ama giocare a cricket, anche se non è in grado di tenere stretta la mazza. Parla di continuo e intrattiene tutti anche durante la fisioterapia e durante i viaggi. 

Grazie soprattutto alla nostra fisioterapista Lavina che si impegna molto per far sì che i bambini beneficino al massimo del programma.

E grazie a tutti quelli che sostengono il nostro progetto, siete la nostra forza ed è grazie a voi che riusciamo a vedere tutti questi miracoli!

Ecco un breve video del traguardo raggiunto, veramente emozionante!

LA RIVINCITA DI RONAK NELLA VITA

LA RIVINCITA DI RONAK NELLA VITA

La vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci (Charles R. Swindoll)

Questa è la storia di Ronak: bambino affetto da una forma di disabilità che grazie al nostro centro Navchetan e al supporto e terapie ricevute dai nostri riabilitatori ha visto la sua vita cambiare.

Ronak Singh Hada è un bambino di 11 anni dello slum di Jawahar Nagar di Jaipur, nel Rajasthan. Il nome Ronak significa “glamour”.

Sua madre lo ha partorito nell’ospedale governativo. La signora Babli ha avuto un parto difficile con lui a causa di alcune complicazioni: i dottori hanno dovuto far ricorso al forcipe per farlo nascere. Inoltre il bambino appena nato non piangeva, quindi i medici hanno deciso di ricoverarlo in un’unità di terapia intensiva per 15 giorni. Mentre era ricoverato Ronak ha iniziato ad avere delle crisi. I medici non davano al bambino alcuna speranza di sopravvivere, ma Ronak ci riuscì e dopo quindici giorni uscì dalla terapia intensia.

Dopo sei mesi dalla nascita, i genitori iniziarono a notare che Ronak non si comportava come tutti gli altri bambini, così decisero di consultare un pediatra e, insieme a lui, di iniziare una cura.

Durante la sua crescita, i genitori lo portarono ripetutamente dal medico per fare diversi controlli e scoprirono che il bambino soffriva di paralisi cerebrale e che aveva un grado di disabilità riconosciuto del 90%.

Ronak è un ragazzo intelligente, ma non riesce bene a parlare o a reggersi da solo senza sostegno. Non riesce nemmeno a mangiare o a bere autonomamente, ma ha bisogno di essere aiutato.

Quando è arrivato al centro Navchetan non voleva essere separato da sua madre, piangeva e per farlo smettere  l’unica soluzione era che la madre rimanesse accanto a lui. Ma, dopo un po’ di tempo, cominciò a star bene anche senza la presenza fissa della madre e, grazie al programma di terapia, Ronak cominciò a reggersi da solo, ad allungare le gambe e a sostenersi senza aiuto.

Durante il periodo del Covid-19 Ronak è stato trasferito dalla baraccopoli di Jaipur ad un altro distretto. Nell’aprile 2021 è rientrato a Jaipur e ha affermato di essere molto felice di essere tornato a “casa”. Sua madre Babli ha dichiarato che nel frattempo Ronak è diventato molto socievole e ha imparato a mangiare in maniera autonoma. Ha inoltre cercato di fare del suo meglio per riuscire a colorare e scrivere i numeri, ma i suoi movimenti involontari rendono queste azioni molto difficili da compiere. Ha anche memorizzato i numeri di telefono dei suoi genitori ed ha imparato ad usare lo smartphone.

Nel novembre 2021 il fisioterapista ha suggerito a Ronak l’uso del deambulatore per rafforzare i suoi muscoli. Grazie a questo strumento ora può muoversi senza l’aiuto di qualcun altro.

Ronak oggigiorno è un adolescente ed è molto competitivo. È disposto a portare a termine qualsiasi compito gli venga assegnato e si sente al settimo cielo ogni qualvolta qualcuno gli fa anche solo un piccolo apprezzamento. Non vuole stare a casa neanche per un giorno perché ama impegnare le sue giornate e passarle al centro. Inoltre, a Ronak piace molto giocare all’aperto e ballare.

I suoi genitori e suo fratello sono molto contenti dei suoi miglioramenti e sperano che un giorno sarà in grado di gestire i suoi bisogni personali autonomamente senza dover necessariamente dipendere da qualcun altro.

 

Se volete saperne di più sul progetto potete trovare maggiori dettagli qui