CREARE RETI AI TEMPI DEL LOCKDOWN

CREARE RETI AI TEMPI DEL LOCKDOWN

Tutto il Myanmar, lo scorso mese, era in lock-down. Al nostro staff non era più permesso accedere ai centri che supportiamo, proprio per questo abbiamo dovuto adattare il nostro supporto in modi diversi: distribuzioni di cibo, fornitura di materiale igienico e training a distanza.

online trainingDal 13 al 29 maggio il nostro staff locale ha organizzato 6 giorni di training online su temi inerenti la disabilità. Questa idea nasce dalla collaborazione con la fondazione Don Carlo Gnocchi, che sta collaborando con noi in Myanmar dall’anno scorso a che supporta i nostri programmi nell’ambito della disabilità.

Il nostro staff locale ha coinvolto due professioniste: una fisioterapista del nostro staff ed una logopedista birmana che lavora negli Stati Uniti. Hanno preparato il training su diversi argomenti: motricità fine e grezza, comunicazione non verbale e sviluppo della comunicazione. Hanno partecipato a questi training 47 persone proveniente da vari luoghi: la School for Disabled Children, il Disabled Care Center e l’ospedale Yankin di Yangon; il Dipartimento degli Affari Sociali di Mandalay e Taunggyi; il nostro staff da Yangon, Taunggyi e Kyaing Tong; il New Heaven Learning Center, il Morning Star e il centro di Phayar Phyiu da Taunggyi. I partecipanti erano sia operatori/insegnanti che genitori dei bambini dei vari centri.

Questi training sono stati una buona screenshotoccasione per condividere esperienze e buone prassi, tutti i partecipanti sono stati coinvolti nella condivisione delle proprie esperienze e nel proporre nuove idee per il futuro. Si sono rivelati quindi una buona partenza per creare una rete locale per la disabilità. Alcune basi sono già state gettate, come le attività di advocacy organizzate dai genitori stessi, in collaborazione col nostro staff, o nuove pianificazioni di attività riabilitative presso i centri coinvolti.

Vogliamo davvero ringraziare il nostro partner, la fondazione Don Carlo Gnocchi, per l’organizzazione di questi training. Stanno davvero dando buoni frutti che ci permettono di migliorare il nostro servizio per i bambini con disabilità in Myanmar. Grazie anche a tutti i partecipanti che hanno reso questo training una ricca fonte per tutti.

COVID-19: RISPOSTA ALL’EMERGENZA IN MYANMAR

COVID-19: RISPOSTA ALL’EMERGENZA IN MYANMAR

Purtroppo è ormai ufficiale che i primi casi di coronavirus siano stati registrati in Myanmar e anche i primi decessi. In caso di diffusione del virus la situazione sarebbe veramente critica, in quanto in tutto il paese sono solo 8 gli ospedali attrezzati per far fronte all’epidemia e i posti disponibili per terapia intensiva sono solo 70 tra Yangon e Mandalay.

Molte persone, in seguito agli ultimi sviluppi nel sud-est Asiatico, sono rientrate in massa in Myanmar dalla Thailandia e dalla Cina, dove si trovavano per lavoro. Il Ministero della Salute ha pubblicato il 5 aprile i dati: sono rientrate 45.498 persone nelle ultime due settimane di marzo. Purtroppo non è stato possibile controllare tutti questi rientri, in alcuni punti i confini sono aperti senza controlli, non potendo di conseguenza stimare esattamente quante persone siano rientrate e quante di esse siano effettivamente in quarantena al momento.

La situazione politica è molto delicata, e in questi ultimi giorni e’ cresciuta la consapevolezza e il timore (sanitario e politico) per quanto sta accadendo.

Il governo ha fatto un appello per ricercare siti adeguati per rispondere a diversi tipi di esigenze.
La prima fra tutte, è quella di trovare luoghi dove i casi sospetti possano entrare in quarantena. Cercano strutture grandi, attrezzate, con letti, con possibilità di mangiare, avere prima assistenza.

Lo staff di New Humanity in loco si è interrogato su come rispondere a questa esigenza. Il tempo che stiamo vivendo ci interpella molto, non solo come organizzazione, ma come umanità. E’ troppo presto per fare ogni tipo di considerazione, ma crediamo che questo virus stia sfidando non solo il corpo, ma tanti livelli della società, della psiche, della fede. I corpi si cureranno con la distanza, ma lo spirito e la psiche hanno bisogno di vicinanza. Per questa ragione, abbiamo deciso di aprire la  House of Dreams

di Taunggyi a questa esigenza che questo popolo e ogni altro popolo sta vivendo: corpi che si ammalano, spiriti in solitudine.
La House of Dreams è un centro residenziale per la cura e la riabilitazione di persone con problemi di dipendenze, piaga molto diffusa in Myanmar.  

Al momento nella House of Dreams non sono presenti ospiti, poiché alla conclusione dell’ultimo percorso di riabilitazione dalle dipendenze tutti gli ospiti sono rientrati ai villaggi presso le loro famiglie. Il prossimo gruppo era previsto per la fine di aprile, ma con l’emergenza in corso non si sa quando si potrà riprendere il percorso riabilitativo. Il program manager della House of Dreams ha proposto allo staff di rispondere a questa esigenza del governo mettendo a disposizione la casa per assistere le persone in quarantena, e, dopo iniziali una valutazione iniziale sulla possibilità di mettere in sicurezza lo stabile e sulla propria sicurezza, lo staff ha comunque deciso di mettersi a disposizione per questa nuova esigenza. Dopo vari contatti col governo locale la House of Dreams è ora inserita nella lista delle strutture per l’accoglienza, il nostro staff ha già provveduto a riorganizzare la casa secondo le misure indicate e a rifornire la casa in vista dell’accoglienza.

Si prevedono i primi arrivi già in settimana e New Humanity International ha già destinato dei fondi per affrontare le spese dovute a questa prima risposta all’emergenza.

Un altro aspetto molto importante riguarda l’assistenza ai centri che supportiamo: non si può più accedere per fornire i servizi di riabilitazione che assicuravamo, ma stiamo comunque dando continuità al supporto di alimentari e materiale igienico.

Siamo molto preoccupati per la situazione nei villaggi rurali, dove le persone non possono più andare a lavorare o andare in città per vendere quello che producono.

Il nostro staff nello Shan State si sta organizzando per portare aiuti alimentari all’ingresso dei villaggi, di modo da poterli consegnare alle famiglie che supportiamo nel programma per la disabilità.

A Yangon infine continua il supporto a distanza al riformatorio, con un incremento delle visite mediche e delle forniture di materiale igienico e sanitario.

La situazione è molto seria, come in molti altri contesti, e New Humanity sta iniziando a reagire mettendo in campo risposte di emergenza che sono possibili solo grazie ai nostri donatori privati e all’incredibile dedizione del nostro staff in loco.

Grazie a tutti, vi terremo aggiornati.

L’ACQUA: OGGI UNA RISORSA ANCORA PIÙ PREZIOSA

L’ACQUA: OGGI UNA RISORSA ANCORA PIÙ PREZIOSA

Non si ferma il progetto per la costruzione di infrastrutture idriche nei villaggi di Yang Kha e Yaung Nan, nella provincia di Kyaing Tong. E non si devono fermare, perchè mai come oggi questi progetti si dimostrano fondamentali.

“Da sempre abbiamo lavorato nei villaggi rurali per garantire l’accesso all’acqua alla popolazione, In questi anni abbiamo costruito più di 50 sistemi di approviggionamento idrico. Oggi la crisi che stiamo vivendo ci porta a sottolineare un altro valore che sta aumentando in questo progetto: ovvero l’aspetto igienico-sanitario e preventivo.” ci dice Livio Maggi, direttore di New Humanity Myanmar.

“La zona interessata dove lavoriamo è al momento isolata ed anche sotto osservazione per i tanti lavoratori rientrati dalla Thailandia. L’acqua naturalmente è fondamentale per garantire l’aspetto igienico e sanitario anche per prevenire qualsiasi malattia e contagio. Mai come questo momento, in cui i governi (anche quello birmano) richiamano ad una costante igiene e pulizia, questo è evidente.”

E i lavori per la costruzione delle infrastrutture procedono a pieno ritmo, nonostante il lockdown, grazie all’impegno e al lavoro degli stessi abitanti dei villaggi.

MYANMAR: GLI AIUTI AI TEMPI DEL LOCKDOWN

MYANMAR: GLI AIUTI AI TEMPI DEL LOCKDOWN

Come in molti paesi, anche in Myanmar è iniziato il lock-down ormai da qualche settimana. Anche qui le scuole sono state le prime a chiudere, seguite dai diversi centri e le aziende. Anche i villaggi si sono dovuti chiudere, le strade sono sbarrate e alle persone non è permesso uscirne.

Da pochi giorni è arrivato l’annuncio che la chiusura durerà fino a metà maggio.

Siamo molto preoccupati per l’impatto che questo avrà sulle condizioni economiche di famiglie che già vivono in condizioni di povertà. “Qui molti lavorano a giornata e non hanno risparmi. – racconta Livio Maggi, direttore di NH Myanmar – e non esistono ammortizzatori sociali o cassaintegrazione. Molte famiglie ci contattano chiedendoci aiuto perchè hanno fame.”

Abbiamo quindi messo in piedi un programma di aiuti per le famiglie bisognose attraverso la fornitura di beni di prima necessità. In capitale ci appoggiamo a quanto stanno già facendo le istituzioni, contribuendo con la fornitura di cibo e medicinali.
Nei villaggi siamo in costante contatto con le famiglie e organizziamo dei punti di raccolta, in totale sicurezza, all’ingresso del villaggio per distribuire pacchi alimentari.

Abbiamo anche intensificato il supporto a riformatorio e centri per disabili, sempre limitatamente alla fornitura di medicine e beni primari.

DEDIZIONE E AMORE POSSONO DAVVERO MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI VITA

DEDIZIONE E AMORE POSSONO DAVVERO MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI VITA

Mi chiamo Ma Hlaing e lavoro come riabilitatrice su base comunitaria (RBC) con New Humanity Myanmar fin dal 2005. Ho completato il corso per la riabilitazione su base comunitaria presso il Centro giovanile di formazione a Yangon, riconosciuto dal dipartimento degli affari sociali, nel novembre 2004. Subito dopo ho iniziato a lavorare per New Humanity Myanmar nel 2005, dove sono stata assegnata come RBC a 18 villaggi nel tratto di Kong Lon, nella provincia di Taunggyi.

All’inizio del progetto di RBC ho incontrato MOLTE SFIDE nell’area che mi era stata assegnata. Prima tra tutte il fatto che la comunità aveva una conoscenza davvero limitata dei programmi di sviluppo comunitario e non c’erano altre ONG, né tantomeno altri interventi di ONG sul territorio. Quindi la popolazione dei villaggi era intimorita dalla nostra presenza a non avevano fiducia nel nostro progetto. La seconda sfida riguarda la scarsa accessibilità alle zone del progetto: le strade per i villaggi erano molto grezze e rocciose, non erano accessibili né con la macchina né con la moto come invece sono adesso. La terza sfida è stata la difficoltà di raccogliere i dati iniziali del progetto. E infine, i genitori dei bambini con disabilità si vergognavano ad accettare le nostre visite. La comunità e le famiglie stesse erano ancora convinte che la disabilità fosse una punizione divina, da tenere ben nascosta.

Mi sono impegnata e ho lavorato duramente per superare tutte queste difficoltà cercando di incontrare tutti i capi villaggio e spiegare loro riguardo al progetto di RBC, organizzando anche incontri in tutti i villaggi di sensibilizzazione pubblica sul tema. Dopo che i capi villaggi avevano ben chiare le informazioni riguardanti il progetto, ho potuto condurre la rilevazione dei dati iniziali grazie alla collaborazione di tutti gli stakeholders nella comunità (viaggiando in bicicletta da un villaggio all’altro, un lavoro proprio impegnativo!).

Dopo aver raccolto tutti i dati e le informazioni, con l’aiuto dei capi villaggio, abbiamo individuato 32 bambini con disabilità nell’area che mi era stata assegnata. In stretta collaborazione con la fisioterapista, abbiamo visitato ogni famiglia periodicamente per portare l’assistenza prevista dalla RBC. Abbiamo sensibilizzato i genitori sulla disabilità e fornito training sulla cura e l’assistenza ai bambini, un passo alla volta i genitori sono arrivati ad accogliere calorosamente le nostre visite. Ora accettano la realtà della situazione e collaborano nell’assistenza agli esercizi e nelle attività di apprendimento dei loro bambini. Il processo di costruzione della fiducia non è stato semplice, sia con i capi villaggio che con i genitori, infatti ci sono voluti più di 3 anni. Ora possono vedere il miglioramento della condizione dei loro bambini e incoraggiarne l’inclusione sociale.


Insieme alla program manager, abbiamo potuto supportare diverse attività per i bambini con disabilità in questi anni, partecipando a diverse campagne per le persone con disabilità, Olimpiadi speciali, giornate internazionale per la disabilità etc… I genitori e i bambini stessi sono più sicuri di sé ora, perché hanno migliori conoscenze sulla disabilità, su come aiutare i loro figli per uno sviluppo migliore. Ci sono attualmente 13 famiglie con bimbi con disabilità nel Kong Lon e 43 nella zona di Nan Haung che sono seguiti da altre 2 RBC, la fisioterapista e me per supportarne l’assistenza domiciliare. Forniamo mensilmente cibo e materiale igienico, visite mediche e dentistiche regolari, supporto per l’educazione e attività generatrici di reddito per le famiglie con bambini con disabilità.

È la mia passione aiutare questi bambini con bisogni speciali che sono i più svantaggiati e bisognosi della comunità. Amo i miei bambini e mi sento felice lavorando con loro. Sento molta soddisfazione quando riesco a vedere i loro piccoli traguardi raggiunti. Non potrei immaginare come potrebbe essere la loro vita senza il mio supporto. Non potrei mai smettere di lavorare con loro perché non so se qualcuno potrebbe amarli e prendersi cura di loro quanto posso farlo io. Pensando a tutto ciò, ringrazio New Humanity per questa opportunità e continuerò sicuramente a lavorare con loro per il bene di questi bambini.

PREVENZIONE AL COVID-19 E GENITORIALITÀ IN MYANMAR

PREVENZIONE AL COVID-19 E GENITORIALITÀ IN MYANMAR

Training genitorialitàAll’inizio di questo mese la nostra manager del programma di educazione, Senglat Ja, ha condotto dei training sulla genitorialità in 5 villaggi vicino a Taunggyi e Kyaing Tung, nello Shan State.

A questi training hanno partecipato 333 persone e hanno appreso i seguenti argomenti: importanza dell’allattamento, corretta nutrizione, azioni per una buona genitorialità e prevenzione igienica riguardo al COVID-19. Questo programma fa parte del progetto “Education for all” finanziato dalla fondazione PIME. Questo programma di una settimana ha portato già ottimi risultati ed è sicuramente una buona base per costruire nuove attività, un approccio all’educazione dei bambini basato sulla comunità!

In generale, la maggior parte dei partecipanti non aveva ricevuto alcuna educazione e alcuni di loro non parlavano nemmeno il birmano, quindi abbiamo dovuto coinvolgere degli interpreti. Comunque, nonostante le barriere linguistiche, hanno appreso attraverso dimostrazioni, aiuti visivi, attività, lavori di gruppo e discussioni.

 

Nella tabella seguente potete vedere quante persone hanno partecipato ai training in ogni villaggio:

Città Villaggio Data Maschi Femmine Bambini minori di 8 anni Bambini maggiori di 8 anni Totale
Keng Tong 31 – mile 1 Marzo 15 23   53
Kyate Kaut 8 Marzo 25 21 17 68
Taunggyi Kaung Mu Sin 3 Marzo 75     79
Naung Kyin  4 Marzo 41     68
Bant Kwe 5 Marzo 60     65
  Totale   56 216 44 17 333

 

SongE’ stata data attenzione speciale alla prevenzione igienica, soprattutto riguardo alla diffusione del COVID-19. I genitori non prestano particolare attenzione al far lavare le mani anche se sanno che è importante per l’igiene e la salute. Quindi hanno imparato tutti i passaggi per lavarsi bene le mani attraverso l’apprendimento di una poesia e delle piccole azioni. L’hanno recitata tutti insieme e dopo, un gruppo per volta, l’hanno recitata di fronte al grande gruppo.

Molti di loro non sapevano nulla riguardo al COVID-19 e quindi la nostra program manager ha spiegato il momento critico nel quale stiamo vivendo e l’importanza delle norme igieniche.

 

Dad with childrenTutti i partecipanti erano convinti che i bambini imparassero solo quando vanno a scuola, e non a casa. Quindi questo training è stato cruciale per spiegare loro l’importanza del loro ruolo nell’educazione e nello sviluppo dei bambini.

In alcuni villaggi è stato richiesto al nostro staff di aiutare nella formazione o direttamente fornendo alcuni insegnanti per la pre-scuola, in un villaggio si sono addirittura offerti di pagare il salario di un’insegnante fornita da noi. Hanno davvero appreso il bisogno di un approccio più professionale all’educazione dei loro bambini.

Questo programma di una settimana ha portato già ottimi risultati ed è sicuramente una buona base per costruire nuove attività, un approccio all’educazione dei bambini basato sulla comunità!